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Arboreti di Vallombrosa

Storia ed ambiente

Percorso didattico

L'arboreto di Masso del Diavolo

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L'arboreto di "Masso del Diavolo" 

dedicato a Romano Gellini

 

Testo tratto da L'arboreto di Masso del Diavolo a Vallombrosa  

di Bernabei G., Gellini R., Gius G., Grossoni P., 

Rinallo C., Tocci A., (1980)

L'arboreto di Masso del Diavolo fu realizzato da Perona nel 1894 in una località riparata dai venti di tramontana ed esposta a mezzogiorno. In esso allignano specie arboree ed arbustive esigenti in calore che difficilmente si poteva pensare di coltivare a 1000 m sul livello del mare. Si tratta di un tipico esempio di arboreto ecologico realizzato con scopi sperimentali e dimostrativi per favorire la conoscenza e lo studio di piante termofile che altrimenti gli allievi della Scuola Forestale di Vallombrosa di allora avrebbero potuto difficilmente vedere. Fino al 1940 l'arboreto fu curato con regolarità, ma durante la guerra ogni intervento fu sospeso e il piano di assestamento del 1970 redatto da Patrone lo considerò come arboreto abbandonato, visto il sopravvento che aveva preso la vegetazione naturale (ceduo di latifoglie decidue con qualche leccio).

Nel 1976 l'arboreto fu ripristinato dall'Istituto Sperimentale per la Selvicoltura, con il pieno appoggio dell'Amministratore delle Foreste dott. Fabio Clauser e la collaborazione dell'Istituto di Botanica Agraria e Forestale dell'Università di Firenze. La superficie è di circa 3 ettari, la quota fra 950 e 850 m. La temperatura è superiore rispetto a quella degli arboreti di Vallombrosa limitrofi, c'è una maggiore protezione rispetto ai venti di tramontana e un effetto di cessione graduale del calore durante la notte, cosicché è presente una vegetazione naturale più termofila.

Nel primo inventario realizzato da Piccioli (1917) erano presenti 267 entità tassonomiche, mentre nell'inventario del 1980 sono state rilevate 146 entità tassonomiche.

L'arboreto di Masso del Diavolo rappresenta un ambiente eccezionale per la didattica, la ricerca nel campo della biologia degli alberi e la conservazione dei patrimoni genetici. E' molto facile infatti, in questa stazione così particolare, spiegare agli allievi l'importanza dell'esposiszione ai fini della distribuzione delle specie, della loro resistenza al freddo legata magari ad una loro dormienza più accentuata, la presenza di particolari entità come Acer peronai, Cistus laurifolius, Quercus ilex ecc. L'arboreto dimostra inoltre la possibilità di ricostituire nella foresta di Vallombrosa dei tipi di vegetazione, come lembi della "macchia mediterranea", che potrebbero essere studiati nei loro aspetti morfologici ecofisiologici, ecosistemici, patologici e selvicolturali al di fuori delle normali condizioni climatiche. E' qui che è stato possibile confermare la dormienza estiva di Cupressus sempervirens analoga a quella di altri elementi della macchia mediterranea.

La tipologia verso la quale deve tendere l'arboreto è quella di collezione; il criterio guida è il mantenimento delle specie più termofile escludendo qualsiasi disegno strutturale basato su schemi fitogeografici o sistematici, poiché le specie già esistenti eludono la possibilità di un disegno preciso. Uno degli elementi di maggiore spicco dell'arboreto è senza dubbio un esemplare di Pinus insignis; fra i generi che otrebbero essere ulteriormente ampliati vi sono i generi Pinus, Nothofagus, Araucaria, ecc. Rispetto alla conservazione dei patrimoni genetici, appaiono significative le presenze dei Acer peronai (ibrido naturale di Acer monspessulanum e A. opalus che secondo Fiori e Krussman è presente solo qui e nella foresta di Gallipoli-Cognato in Basilicata, dove però negli ultimi anni non è stato più segnalato), Cistus laurifolius (endemismo raro) e la popolazione naturale di leccio, interessante come ecotipo.

Specie censite nel 1980

Abies alba, Abies bornmulleriana, Abies equi-trojani, Abies nordmanniana, Abies numidica, Acer campestre, Acer lobelii

Acer monspessulanum, Acer oblungum, Acer opalus, Acer peronai, Acer pseudoplatanus, Aesculus hippocastanum, Andrachne colchica, Arbutus unedo, 

 

Berberis sinensis, Berberis stenophylla, Berberis vulgaris, Buxus balearica, Buxus microphylla, Buxus sempervirens, Calocedrus decurrens, Carpinus betulus, Carpinus orientalis, Castanea sativa, Cedrus atlantica, Cedrus atlantica var. glauca, Cedrus atlantica var. argentea, Cedrus deodara, Cercidiphyllum japonicum, Chamaecyparis lawsoniana, Cornus mas, Corylus avellana, Crataegus oxyacantha, Crataegus monogyna, Cryptomeria japonica, Cryptomeria japonica var. elegans, Cupressus arizonica, Cupressus glabra, Cupressus lusitanica, Cupressus macrocarpa, Cupressus sempervirens var. pyramidalis, Cupressus sempervirens var. horizontalis, Cupressus sempervirens var. stricta, Cupressus torulosa, Cupressocyparis leilandii,

 

Eleagnus angustifolia, Erica arborea, Erica scoparia, Evonymus europaeus, Evonymus fimbriatus, Ficus pumila

Fraxinus ornus, Ginkgo biloba, Ilex aquifolium, Ilex aquifolium var. laurifolia, Ilex aquifolium var. heterophylla, 

Jasminum pendulum, Juniperus communis, Juniperus oxycedrus, Juniperus sabina, Juniperus virginiana, Laburnum anagyroides, Laburnum alpinum, Larix decidua, Ligustrum amurense, Liriodendron tulipifera, Mahonia aquilifolium, Malus communis,

 

Olea europaea, Paliurus spina-christi, Phillyrea angustifolia, Phillyrea decora, Picea abies, Picea morinda, Picea sitkaensis, Pinus armandii, Pinus banksiana, Pinus excelsa, Pinus flexilis, Pinus halepensis, Pinus jeffrey, Pinus insignis, Pinus lambertiana, Pinus leucodermis, Pinus montana, Pinus murrayana, Pinus nigra var. austriaca, Pinus nigra var. calabrica, Pinus nigra var. italica, Pinus peuce, Pinus pinaster, Pinus rigida, Pinus salzmanni, Pinus sylvestris, Pinus strobus, Pittosporum tobira, Poncirus trifoliata, Podocarpus macrophyllus, Prunus avium, Prunus laurocerasus, Prunus lusitanica, Pseudotsuga menziesii, Pseudotsuga glauca, Pseudotsuga macrocarpa, Pterocarya fraxinifolia, Pyrus pyraster,

 

Quercus aegilops, Quercus borealis, Quercus cerris, Quercus frainetto, Quercus ilex, Quercus robur, Quercus petraea, Quercus pubescens, Quercus suber, Quercus trojana, Rhamnus alaternus, Robinia pseudoacacia, Salix babylonica, Sambucus nigra, Sequoiadendron giganteum, Sorbus aria, Sorbus aucuparia, Sorbus domestica, Sorbus intermedia, Sorbus torminalis, Spartium junceum, Spirea canescens var. myrtifolia, Staphylea colchica, Syringa vulgaris,

 

Tamarix africana, Taxus baccata, Taxus baccata var. fastigiata, Taxus baccata var. aureo-variegata, Thuja gigantea, Thujopsis dolabrata, Tilia cordata, Tilia vulgaris, Ulex europaeus, Ulmus glabra, Viburnum lantana, Vinca minor.

 

Bibliografia

Bernabei G., Gellini R., Gius G., Grossoni P., Rinallo C., Tocci A., 1980. L'arboreto di Masso del Diavolo a Vallombrosa. Annali Ist. Sper. di Selvicoltura, 11: 165-190.

Piccioli L., 1917. Gli Arboreti Sperimentali di Vallombrosa. Tip. Ricci, Firenze.

 

 

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© ISS-Arezzo - Aggiornamento 01.03.01