|
---------------------
Arboreti di Vallombrosa Storia
ed ambiente
Percorso didattico
L'arboreto di Masso del Diavolo Gli
arboreti
Visitare
l'arboreto
|
|
Visita virtuale degli arboreti
a
cura di Moreno Moroni

La visita inizia dall'arboreto
Tozzi, un po' il cuore degli
arboreti sperimentali, essendo la parte più vecchia degli arboreti e forse la più
suggestiva. Sulla sinistra troviamo un esemplare di Gingko biloba e sulla destra un
Calocedrus policormico (6-7 fusti, età 85 anni circa). Percorrendo il viale dei
giganti (chiamato così per le dimensioni colossali degli alberi che si
affacciano su di esso, come alcune douglasie e altri abeti americani, ma anche
per alcuni esempi di giganti in senso opposto come un Cedrus atlantica alto
poco più di 1.30 di 120 anni), facciamo la prima sosta sotto un Pinus
lambertiana, un pino nordamericano di un paio di metri di diametro e 46 m di altezza,
che dà
il senso della grandiosità della foresta.
Proseguendo arriviamo nell'arboreto
Pavari, caratteristico rispetto agli altri
per la disposizione delle piante non più per piante singole, ma per blocchi o
gruppi di piante (parcelle sperimentali): essa sembra ricordare l'imponente sperimentazione
scientifica avviata da Pavari sulle
specie esotiche a partire dai primi del '900 in prospettiva di ridurre il
deficit nazionale in legname. Di fatto quelle parcelle furono istituite per
studiare un'alternativa all'abete bianco Vallombrosa che presentava morie
diffuse in quegli anni. Proseguendo, si attraversa la scalinata in pietra del vecchio ingresso degli
arboreti che consentiva un rapido accesso da Saltino, località un tempo
raggiunta dalla ferrovia, e meta negli anni '30 di un turismo di elite dalle
grandi città (anche Roma e Firenze).
Si entra quindi nella via dei forestali che ci porta nell'arboreto
Allegri, che ha piante molto più giovani (25-30
anni). Si inizia subito con
una sezione dedicata agli abeti mediterranei, ma anche molto interessanti, come
la Thuja occidentalis var. ericoides e la Cryptomeria japonica, var.
globosa nana. Tornando sui nostri passi attraversiamo il viale delle esotiche che ci
dice che abbiamo a che fare specie provenienti soprattutto da Cina e Giappone (Magnolia
stellata, Magnolia ipoleuca, Larix leptolepis ...). Particolarità di
questa sezione è l'Abies nebrodensis.
Uscendo dall'arboreto
Allegri e attraversando l'arboreto Pavari si arriva nel
viale dei Tigli, che fa già parte dell'arboreto Tozzi. Da qui saliamo verso la
capannina di Pavari (anche detta delle "delizie") dalla quale si gode
una bella vista sugli arboreti (soprattutto in maggio-giugno quando ci sono
rododendri ed altre specie in piena fioritura). In questi paraggi si trova anche
il "mostro", una varietà pendula di abete bianco, che, non per fatti
traumatici, ma per un motivo genetico, ha 7-8 punte, non ben definite (non si
capisce quale sia quella dominante). Non si conoscono altri casi simili di questa
specie. Davanti a questa pianta inizia il viale dei carpini (Carpinus betulus, una
pianta impiegata in pianura padana per abbellire i parchi) alla cui fine si
trova il viale dei tassi. Il tasso (Taxus baccata) è detto albero della
morte (essendo quasi tutte le sue parti velenose), albero degli archi (l'uomo
dei ghiacci ritrovato sul Similaun e riconducibile all'età del bronzo aveva con
sé un arco di questo legno) e
forse in futuro ... della vita (per le proprietà anticancerogene di una
sostanza presente nel tasso, il tassolo). Ne ammiriamo 20 o 30 varietà diverse...
Scendendo dal viale si incontra il
"serpente" (Cryptomerya
japonica, var. elegans) e passando sotto questa (tunnel naturale) sulla sinistra
c'è il mappamondo, stessa specie, varietà globosa nana e perfettamente
rotonda, ma alta solo un paio di metri. Proseguendo, scopriamo il belvedere delle
sequoie - Sequioia sempervirens e Sequoia gigantea (44 m di altezza e diametro di oltre 2 m)
- un punto panoramico soprattutto nel periodo invernale per vedere le sequoie,
altrimenti coperte da altra vegetazione. Ci accostiamo quindi alla Farnia e
alla Rovere e prima di uscire ci troviamo di fronte al Faggio var. atropurpurea
e var. pendula, che si trovano già nell'arboreto Siemoni, fra le piante più
vecchie delle collezioni.
Costeggiamo questo arboreto e ci affacciamo sul
vivaio
e sull'attuale bosco-farmacia (orto botanico) che ospita alcuni arbusti e alberi
medicinali (Vitex agno-castus, farnia, betulle, noce, biancospino, faggio,
tiglio, ginepro, falso pepe cinese ecc.). C'è anche la prima pianta di kiwi (Actinidia
arguta) introdotta in Italia negli anni '30. Molto particolare è il
muro con le digitali, rossa (purpurea) e bianca (lanata), in piena fioritura in
estate.
|