Volume 6: 1/10

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La pioppicoltura in Val Padana

Allegri E.

 Annali ISS 1975, 6: 1-50

 

 Nel 1973 e 1974 la Commissione Nazionale del Pioppo aveva indetto due concorsi per il miglioramento e la razionalizzazione della pioppicoltura in Italia; scopo dei due concorsi era l’impiego di doni selezionati, iscritti al Libro Nazionale dei Cloni di Pioppo, e l’applicazione di tecniche colturali avanzate, oppure aver ottenuto risultati soddisfacenti in ambienti particolarmente difficili.

Per incarico della Commissione del Pioppo, abbiamo potuto visitare, nei due anni, una ottantina di aziende nella Pianura Padana, e possiamo qui riassumere le nostre osservazioni.

Innanzi tutto, nella Pianura Padana il Pioppo non è più una coltivazione di terreni marginali non altrimenti utilizzabili, ma è una vera e propria pianta industriale pluriannuale, che richiede anticipazioni finanziarie anche notevoli, cure colturali assidue e trattamenti antiparassitari costosi; il reddito poi arriva solo dopo un tempo notevole, che varia dai 7-8 ai 10-12 anni.

Il clone più frequentemente coltivato è il 214 (P. x euroamerlcana). Godono favore alcuni doni selezionati di «canadesi bianchi» (BL, CB2, Gattoni). I doni di P. deltoides (resistenti alla Marssonina) sono ancora in fase sperimentale, perché più delicati ed esigenti.

La preparazione del terreno si fa sempre con lavori di scasso profondi (80 cm-1,00 metro), seguiti da spianatura e livellamento, per far precedere al pioppeto la coltivazione del mais (per uno o due anni).

Le lavorazioni superficiali in numero di due o tre (raramente più) vengono eseguite ‘di preferenza con erpici a dischi pesanti; meno diffuso l’uso della fresatura.

Aumenta la preferenza per gli impianti profondi: dalle buche di un metro, aperte con trivella e trattore (che è il metodo ancora più usato), si comincia a pian­tare a m 1,50 e più (facendo uso di speciali trivelle) sino a tre metri, sia per assi­curare maggiore stabilità alle pioppelle di grandi dimensioni, sia, specialmente in terreni sabbiosi o ghiaiosi, per raggiungere più facilmente in estate la falda ac­quifera.

Si nota anche una tendenza (che per gli impianti profondi è una necessità) di abbandonare l’uso delle pioppelle complete di radici, e di preferire gli astoni (formati oggi però da pioppelle robuste, allevate in vivaio, ma private del sistema radicale).

Per i sesti di impianto, per la consociazione con piante erbacee e per la lun­ghezza dei turni, bisogna distinguere due casi. t scomparsa la pioppicoltura di ripa, lungo i bordi dei campi, argini, canali. Nel caso di pioppeti specializzati, le spaziature più frequenti sono 6 X 6 in quadro e 5 X 6 a rettangolo, con turni di 10 anni. Data la diminuita richiesta di grossi fusti per compensati (ma quelli per­fetti, senza difetti, senza nodi, con corteccia liscia e senza cicatrici, sono sempre apprezzati e richiesti), e l’aumentata richiesta di materiale di minori dimensioni per pannelli truciolari e per cellulosa, si nota una tendenza a restringere le spaziature sino a 4 x 4 e ad accorciare i turni sino a 6-7 anni, per produrre la stessa massa legnosa (anche se di minor diametro) in un tempo più breve.

Nel caso di pioppeti con consociazione di coltivazioni erbacee, si nota un ritorno verso il piantamento a filari, ma molto distanziati (8-10 metri) e con piante ravvicinate lungo le file (di solito 4 metri), per permettere la coltivazione agraria tra i filari per tre ed anche per quattro anni. Questo metodo di filari molto di­stanziati permette di eseguire le erpicature ed i trattamenti antiparassitari.ai pioppi su una striscia di 2-3 metri senza danneggiare le colture erbacee, e d’altro canto di eseguire il diserbo chimico al mais senza danneggiare le giovani pioppelle. Sono scomparsi la consociazione col prato di graminacee ed il pascolo.

Con la riduzione dei sesti di impianto e dei turni per produrre materiale di minor diametro, anche la potatura si è modificata. Oggi si tende ad ottenere un fusto pulito sino a non più di 4-5 metri, per mezzo di una « potatura selettiva », che elimina solo il primo e secondo castello di grossi rami, ma lasciando lungo il fusto i rametti sottili (che cadranno da soli) per impedire la formazione di succhioni e di ricacci.

L’uso delle concimazioni è controverso. Nei terreni di golena, periodicamente inondati, sono ritenute superflue, mentre sono praticate nei terreni sabbiosi, meno fertili, per due-tre anni.

L’irrigazione è raramente praticata in golena, per lo più come irrigazione di soccorso, a pioggia, nel primo (e talvolta secondo) anno di impianto.

Indispensabili sono ritenuti i trattamenti antiparassitari: due contro la Marssonina (eseguiti da terra, o talvolta con elicottero), uno contro il Criptorrhynchus (in primavera).

Nulla di speciale da segnalare per l’abbattimento, che oggi viene fatto con motosega a catena. Si va facendo strada l’impiego di speciali tritaceppi per liberare il terreno dalle ceppaie dopo l’abbattimento.

 

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© ISS-Arezzo - Aggiornamento 01.03.01