Volume 12-13: 1/1

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Annali 1970-79

Annali 1980-89

Annali 1990-99

 

Le specie forestali esotiche nella selvicoltura italiana 

Ciancio O., Mercurio R., Nocentini S. 

Annali ISS, 1981-82, 12-13: 1-690 

Nella parte generale viene analizzata la problematica relativa all’introduzione, alla sperimentazione e alla coltivazione di specie forestali esotiche. Dopo aver precisato il significato delle definizioni di specie esotica e di specie a rapido accrescimento si mette in evidenza come la problematica relativa all’introduzione e alla coltivazione di specie forestali esotiche sia da sempre stata oggetto di dispute fra i sostenitori di un sistema colturale dominato da leggi economico-fìnanziarie e i sostenitori di un sistema colturale ispirato a linee di indirizzo naturali.

La complessa problematica relativa all’introduzione di specie forestali esotiche è stata suddivisa in due parti ben distinte: introduzione di specie con finalità dichiarata di ottenere in tempi brevi elevati quantitativi di legno e introduzione li specie che, pur assolvendo anche a finalità produttive, hanno l’obiettivo di creare soprassuoli in grado di rinnovarsi naturalmente, formando cioè veri e propri boschi.

Vengono quindi definiti gli elementi che distinguono la selvicoltura e l’arboricoltura da legno. La selvicoltura è definita come la scienza sperimentale che studia le relazioni tra fenomeni naturali e le interazioni fra questi e le tecniche colturali, avendo per oggetto il bosco, cioè un sistema biologico in equilibrio dinamico con l’ambiente, autosufficiente, in grado di perpetuarsi autonomamente e capace di assolvere molteplici funzioni. L’arboricoltura da legno ha per oggetto invece la coltivazione di un semplice insieme di alberi con la sola finalità di massimizzare la produzione legnosa.

La coltivazione delle specie forestali esotiche può essere realizzata in tre diversi luoghi economici: impianti sostitutivi delle colture agrarie nell’ambito dell’azienda; impianti su terreni marginali all’agricoltura; impianti su terreni a tipica vocazione forestale. Vengono quindi esaminati gli obiettivi iniziali e attuali della sperimentazione di specie forestali esotiche impostata da Pavari e il protocollo sperimentale adot­tato, e si riferiscono, in sintesi, i risultati ottenuti dopo il primo e dopo il secondo ventennio di sperimentazione. Il proseguimento e l’ampliamento della sperimentazione hanno portato all’elaborazione di due sottoprogrammi di ricerca relativi al miglioramento genetico di alcune specie e al trattamento da applicare a quelle che, dopo il primo periodo di sperimentazione, hanno dimostrato di potersi adattare ai nostri ambienti.

In questo lavoro, si esaminano in particolare gli aspetti che riguardano il campo di idoneità ecologica, le finalità che possono essere perseguite con le varie specie esotiche e il trattamento più appropriato per ottenere tali finalità. Per quelle specie che hanno dimostrato di poter costituire entità stabili ed efficienti attraverso la rinnovazione naturale si è proceduto al completamento e all’approfondimento degli studi relativi all’algoritmo colturale, al fine di ottenere la continuità della produzione in modo autosufficiente. Per quanto riguarda l’algoritmo colturale sono stati esaminati alcuni concetti relativi alla preparazione del terreno, ai sesti e alle distanze d’impianto, ai diradamenti (sistema, tipo, grado, età di inizio e intervallo di ripetizione), ai tagli di rinnovazione e di utilizzazione. In particolare, il trattamento viene definito come l’insieme delle pratiche colturali effettuate durante il ciclo vitale del popolamento ai fine di guidarne l’evoluzione verso la rinnovazione naturale. Viene proposto un originale sistema colturale, definito “tagli modulari”, basato sul controllo e sull’orientamento del processo evolutivo del soprassuolo forestale nell’intento di ottimizzare il fenomeno della rinnovazione naturale.

Nella parte speciale le varie specie vengono esaminate: 1) nell’area di diffusione naturale; 2) nelle zone di introduzione; 3) in Italia. Sono stati esaminati gli aspetti relativi all’introduzione, alla diffusione, alle caratteristiche tecnologiche e agli usi del legno, alle avversità parassitarie ed entomologiche, sia sulla base di indagini bibliografiche che in seguito ad osservazioni specifiche. L’esame dei principali aspetti climatici e geo-pedologici e i risultati della sperimentazione in Italia hanno permesso di definire per ogni specie: il campo .i idoneità ecologica. l’area di possibile ulteriore diffusione e gli aspetti colturali produttivi in funzione dei vari obiettivi e finalità e dei luoghi economici.

Delle 459 parcelle sperimentali originariamente istituite risultano ancora efficienti, ai fini della sperimentazione, 140 parcelle. Le specie forestali esotiche che hanno dimostrato di corrispondere a finalità eminentemente produttive (ARBORICOLTURA DA LEGNO) sono:

 

a)   CONIFERE: 1) Pinus radiata D. Don (pino insigne); 2) Pinus strobus L. (pino strobo); 3) Pseudotsuga menziesii (Mirb.) Franco var. menziesii (douglasia);

b)   LATIFOGLIE: 4) Eucalyptus camaldulensis Dehn.; 5) Eucalyptus globu­lus Labill.; 6) Eucalyptus x trabutii Vilmorin; 7) Quercus rubra L. (quercia rossa).

 

Le specie forestali esotiche che hanno dimostrato di poter costituire entità perpetue e autosufficienti (SELVICOLTURA) sono:

 

a)   CONIFERE: I) Cedrus atlantica (Endl.) Carrière (cedro dell’Atlante); Pseudotsuga menziesii (Mirb.) Franco var. menziesii (douglasia);

b)   LATIFOGLIE: 3) Quercus rubra L. (quercia rossa).

 

Per specifici scopi e/o su superfici molto limitate possono fornire risultati soddisfacenti in arboricoltura da legno altre sei specie e in selvicoltura altre cinque specie. Alcune delle specie introdotte necessitano di un ulteriore ampliamento della sperimentazione o, addirittura, di un nuovo programma sperimentale, per poter fornire elementi sufficientemente attendibili in merito alla possibilità di una loro diffusione. Per le specie che hanno dimostrato di poter entrare nel dominio della selvicoltura il proseguimento della sperimentazione sarà incentrato sull’individuazione delle provenienze adatte ai vari ambienti italiani, sulle tecniche colturali e sul trattamento da adottare.

 

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© ISS-Arezzo - Aggiornamento 01.03.01