Volume 16: 1/7

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  L'abete (Abies alba Mill.) in Calabria: possibilità e limiti di diffusione e ridiffusione

Ciancio O., Iovino F., Menguzzato G., Mirabella A.

Annali ISS, 1985, 16: 5-152

L’applicazione di forme di trattamento impropri. (utilizzazioni frequenti e di forte intensità su vaste superfici), i tagli abusivi, il pascolo eccessivo è incontrollato hanno determinato una notevole riduzione dell’area di diffusione dell’abete bianco in Calabria.

Attualmente il nucleo più importante si trova sulle Serre Calabre; altrove (Pollino, Sua e Aspromonte) il tasso di compartecipazione dell’abete nella fitocenosi è minimo. Alcuni rimboschimenti eseguiti sulla Catena Costiera tirrenica confermano le possibilità di diffusione e testimoniano delle elevate capacità produttive della specie (incremento medio annuo superiore a 10 m3).

Il campo di idoneità per la diffusione è caratterizzato da: 1) precipitazioni annue superiori a 1800-2000 mm; piogge estive non inferiori a 100 mm; 3) elevata umidità dell’aria; 4) temperatura media annua compresa fra 12° e 5°; 5) temperatura media del mese più freddo superiore a – 4°; 6) suoli sufficientemente umidi, permeabili, mediamente profondi, con tessitura di tipo franco franco-sabbioso, ricchi di sostanza organica, con un basso rapporto C/N, a reazione acida o peracida, ricchi di potassio assimilabile; 7) indice di aridità di De Martonne superiore a 60.

Le aree sono ascrivibili alla zona del Castanetun, di Pavari, limitatamente alle stazioni più fresche e umide, e al Fagetum. Il limite inferiore varia da 800-850 m s.l.m. sulla Catena Costiera e sulle Serre, a 1000-1100 in Sila e a 1300 m sull’Aspromonte; quello superiore non oltrepassa quota 1750-1800.

La ridiffusione dell’abete può avvenire per rinnovazione naturale e/o artificiale. L’applicazione di forme di trattamento riconducibili al trattamento a gruppi, a buche, ai tagli marginali e al sistema a tagli modulari, favorirà la rinnovazione diabete e permetterà la penetrazione del novellame nei soprassuoli vicini.

I rimboschimenti nell’arco di 40-50 anni saranno in grado di disseminare nei boschi circostanti integrando e accelerando la diffusione o ridiffusione.

 

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© ISS-Arezzo - Aggiornamento 01.03.01