Volume 17: 1/8

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Annali 1970-79

Annali 1980-89

Annali 1990-99

 

L’avviamento all’altofusto nei cedui a prevalenza di cerro. Risultati di una prova sperimentale a 15 anni dalla sua impostazione 

Amorini E., Fabbio G. 

Annali ISS, 1986, 17: 5-99 

Lo studio, iniziato nel 1972, è stato condotto in un ceduo matricinato a prevalenza di cerro, di 20 anni di età. La realizzazione di parcelle sperimentali permanenti ha permesso di seguire in parallelo e confrontare l’evoluzione del ceduo in assenza di trattamento, fino all’età di 32 anni e quella di fustaie transitorie di differente densità, costituite con un taglio di avviamento all’età di 20 anni e successivamente diradate a 12 anni di distanza. Si riportano i dati dendrometrici relativi alle diverse tesi sperimentali alle età di 20 e 32 anni e si descrivono le variazioni strutturali dei soprassuoli nel periodo.

I principali risultati dello studio si possono riassumere nei seguenti punti:

a.      il periodo di invecchiamento non produce una generale crisi di senescenza e l’incremento mostra una spontanea accelerazione, espressione della naturale evoluzione in altofusto;

b.      nel ceduo, l’incremento medio di massa totale all’età di 32 anni non è ancora culminato; la differenza con il valore dell’incremento corrente indica una ancora lontana culminazio­ne;

c.      il taglio di avviamento è un intervento consistente che utilizza questo trend positivo determinando un aumento della naturale ripresa incrementale;

d.      il taglio di avviamento è strumento importante per regolare la composizione specifica della fustaia transitoria;

e.      il successivo diradamento è un intervento altrettanto deciso, rinnova la spinta incrementale e prosegue nella ricomposizione specifica del soprassuolo;

f.        il confronto tra la gestione a ceduo e quella in fustaia da polloni indica lo svantaggio, in termini di produttività legnosa, di continuare la ceduazione;

g.      si danno norme selvicolturali per il primo periodo del trattamento di avviamento all’altofusto;

h.      si sottolinea la necessità di condurre una selvicoltura attiva e quindi l’errore dell’abbandono colturale dei boschi cedui non più trattati.

 

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© ISS-Arezzo - Aggiornamento 01.03.01