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Esperienze sul
trattamento delle abetine nelle foreste casentinesi Mercurio R. 1991, Annali ISS, 22: 95-116 Il precario stato di
equilibrio biologico delle abetine artificiali di abete bianco (Abies
alba Mill.) dell’Appennino tosco-romagnolo e gli indirizzi colturali
scaturiti in seguito all’istituzione delle Riserve naturali Biogenetiche
hanno reso necessario rivedere la tradizionale prassi colturale
dell’abete bianco e cioè la graduale trasformazione delle colture
monospecifiche in boschi misti di abete e latifoglie. In tale ambito è
stata intrapresa questa ricerca per accertare quali potevano essere le
possibili soluzioni colturali. In 6 particelle di abete bianco, nelle
Foreste di Camaldoli (Toscana) e di Campigna (Emilia-Romagna), prossime al
termine del ciclo colturale, furono eseguiti nel i982 tagli a buche, di
ampiezza proporzionale alla statura delle piante, per verificare se si
insediava la rinnovazione naturale, come si evolveva nel tempo e in quali
microambienti poteva applicarsi tale forma di trattamento. L’analisi
dell’andamento della rinnovazione naturale dopo un decennio dal taglio,
ha permesso di stabilire che esistono buone possibilità di rinnovazione
per l’abete, l’acero montano, il faggio e per altre latifoglie minori
nei margini delle buche, limitatamente alle esposizioni più fresche e con
pendenza moderata. Tali condizioni favorevoli si sono riscontrate
soprattutto nella Foresta di Campigna, nel versante settentrionale
dell’Appennino. Ulteriori osservazioni saranno necessarie per seguire
l’evoluzione della rinnovazione naturale e per definire l’ampiezza
ottimale delle buche. |
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© ISS-Arezzo - Aggiornamento 01.03.01 |
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