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Variabilità alloenzimatica nel ciliegio selvatico
(Prunus
avium L.) in Italia
Ducci F., Proietti R.
Annali ISS, 1994-95, 25-26: 81-104
Il ciliegio selvatico è presente sul territorio italiano in maniera
discontinua, con piante isolate, spesso anche molto distanti tra loro,
nelle esposizioni a settentrione e nei freschi fondovalle, o in piccoli
gruppi formati talvolta da polloni radicali appartenenti a poche piante
madri. Popolazioni più estese e continue si hanno negli ambienti alpini e
prealpini, dove le condizioni ecologiche generali sono più prossime a
quelle ottimali per la specie, mentre negli Appennini predominano
popolazioni caratterizzate da elevata dispersione degli individui. Il
flusso genico tra le diverse popolazioni risulta limitato e tipico delle
specie ad impollinazione entomogama e a disseminazione zoocora. Ciò si può
riflettere sulla struttura genetica delle popolazioni, che possono
presentare un certo grado di consanguineità, anche sulla variabilità
interpopolazione. Questo fenomeno è solo parzialmente compensato dalla
autoincompatibilità della specie, che obbliga i singoli individui alla
fecondazione incrociata. Scopo di questo lavoro è l’esame del livello
di variabilità genetica esistente all’interno e tra le popolazioni
naturali di Prunus avium E.. Per questo motivo sono state
analizzate con tecnica elettroforetica su gel di amido le proteine
enzimatiche di campioni di gemme prelevate da individui appartenenti a
quattordici popolazioni naturali di ciliegio selvatico provenienti da
varie regioni Italiane. Sono stati presi in esame sette sistemi
isoenzimatici (LAP, GOT, SDH, IDH, PGI, MDH ,6PGD per un totale di 14 Ioci)
i cui metodi di colorazione ed i modelli allelici sono stati descritti
da K.~uRtscH et al. (1988) e da SANTI et al. (199Ò). Sono
stati stimati i seguenti parametri: frequenza dei loci polimorfici
(P5%), numero medio di alleli per locus (n), eterozigosità
osservata (H0) ed attesa (He). Sulla base delle frequenze
alloenzimatiche è stato stimato il livello di diversità genetica
esistente all’interno e tra le quattordici popolazioni naturali di
ciliegio selvatico per i sistemi enzimatici esaminati mediante il
calcolo dell’F-statistics (WRIGHT 1978). Inoltre è stata calcolata la
distanza genetica secondo NEI (1978) e, sulla relativa matrice, è stata
effettuata l’analisi cluster utilizzando il metodo UPGMA (SNEATH e SOKAL
1973). Infine è stata eseguita l’analisi delle corrispondenze (EL-KÀ55ABY
1991). I risultati evidenziano un livello di variabilità intra -
popolazione più elevato nei settori settentrionali dell’areale di
distribuzione, mentre la variabilità inter - popolazioni è risultata
superiore nella zona peninsulare. Ciò è probabilmente legato ai fattori
sopra accennati che regolano la distribuzione della specie. I valori di
distanza genetica tra popolazioni variano da un minimo di 0,000 ad un
massimo 0,171. Il dendrogramma ottenuto mostra una chiara distinzione di
Amiata e Monti della Laga rispetto alle altre popolazioni centro settentrionali
e meridionali. Caratteristico è il comportamento delle popolazioni geograficamente
isolate, che presentano minore variabilità genetica intra - popolazione
(Bosco Fontana, Amiata e Monti della Laga) di quelle caratterizzate da
elevata dispersione per singole piante (Appennino romagnolo e Monti della
Laga). E’ probabile che nel determinare queste caratteristiche un ruolo
fondamentale sia svolto, assieme alle condizioni ecologiche ideali per la
specie che si verificano in maniera discontinua e per piccole aree, anche
dai trattamenti selvicolturali a ceduo, tendenti a penalizzare la
diffusione e la conservazione della diversità genetica di questa specie
come di altre che compongono le formazioni forestali mesofile (climax). In
alcuni casi come nella popolazione abruzzese, viste le caratteristiche di
intensa antropizzazione dell’area in cui è stata campionata la
popolazione locale, si può ipotizzare una qualche forma di inquinamento
genetico da parte di varietà da frutto. |