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Arboricoltura da legno con latifoglie nobili: tecniche
colturali nei primi anni di impianto
Amprimo G.
Annali ISS, 1994-95, 25-26: 215-225
In terreni aziendali già a set-aside, situati nell’alta pianura
novarese, vennero costituiti svariati impianti e collezioni con specie
latifoglie di pregio. Oltre agli altri indirizzi di ricerca si volle
definire un metodo di coltivazione e gestione tale da limitare gli
interventi ed i costi, pur mantenendo un ambiente ottimale per gli obiettivi
produttivi proposti. Si è iniziato dallo studio della stazione, al fine
della scelta delle latifoglie nobili più adatte all’ambiente
pedoclimatico, tenendo conto dell’ambito aziendale in cui venivano ad
inserirsi e quindi delle possibilità di apporti esterni in grado di
migliorare le potenzialità della stazione. In relazione alle
caratteristiche dei terreni per l’impianto si predispose la preparazione
a pieno campo; le cure colturali per la difesa dalla vegetazione naturale
furono molto curate nel 10 anno di vegetazione, con lo scopo di ottenere
un buon attecchimento; negli anni successivi, con piante ormai affermate,
via via di dimensioni crescenti, le operazioni furono progressivamente
ridotte o rese meno intense. Parimenti si operò con le operazioni di
potatura di formazione e nell’attuare la difesa delle giovani piante dai
roditori selvatici, limitando il numero e l’intensità degli interventi
a quanto ritenuto indispensabile. Al terzo anno di vegetazione è
possibile trarre alcune considerazioni circa l’adeguatezza delle
operazioni effettuate in relazione ai risultati raggiunti, che si possono
definire soddisfacenti, ed alle tecniche migliorative, come ad esempio la
pacciamatura all’impianto, proponibili in alternativa a quelle adottate.
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