Volume 29: 6/8

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I pini della sez. halepensis, selezione e possibilità di impiego di specie e provenienze per l’Italia

Ducci F., Guidi G.

Annali ISS, 1998, 67-86

 

Nell’ambito del programma FAO/SGM/CRFM/4 bis fu avviata negli anni 70 una serie di sperimentazioni su Pinas halepensis, P. brutia e P. eldarica. Queste prove multistazionali sono condotte in una vasta area geografica di cui ciascuna delle stazioni prescelte presentava una certa diversifìcazione nei caratteri ambientali delle possibili aree di diffusione delle tre specie. Nel presente lavoro vengono presi in esame cinque siti sperimentali di cui: due nell’Appennino centro-meridionale, uno nell’interno della Toscana e due nella Sardegna meridionale, In totale furono avviate alla prova 25 provenienze di pino d’Aleppo, 19 di pino bruzio ed 1 di pino dell’Eldar. Data la differente età dei popolamenti e la eterogeneità dei disegni sperimentali adottati a suo tempo, i dati sono stati analizzati località per località. Il piano sperimentale originale prevedeva infatti una sperimentazione a medio ed una a lungo termine con la piantagione di parcelle comparative di provenienze: monoalbero (10 anni) e a blocchi randomizzati (25 anni). Vari eventi hanno alterato lo svolgimento di questo piano iniziale, tuttavia è stato possibile realizzare una sintesi dei risultati e trarre utili conclusioni per la selezione e l’impiego del materiale preso in esame. I caratteri misurati in vivaio e nelle piantagioni riguardano gli accrescimenti, la mortalità, la resistenza al gelo e la resistenza ad attacchi di insetti, che hanno interessato solo una delle cinque località e la qualità del fusto (dirittezza e biforcazione) I risultati ottenuti possono essere considerali definitivi in questa fase della ricerca per l’area sperimentale di Arezzo (soggetti di oltre 20 annidi età), mentre devono ritenersi sufficientemente indicativi per le altre località (piante di circa 10 annidi età). Un’alta interazione specie x stazione di impiego, è stata evidenziata per ciascuna delle tre specie. Entro queste, a livello di provenienza l’interazione si mantiene invece a livelli relativamente bassi. Interessante è stato osservare il diretto riscontro tra le prove di laboratorio, condotte in passato, riguardanti la resistenza/tolleranza ai diversi stress ambientali ed i risultati ottenuti in campo. P. halepensis può essere usata esclusivamente in ambienti tipici mediterranei, mentre P. brutia e P. eldarica dovrebbero essere impiegati preferibilmente in zone interne a clima più continentale. Le migliori provenienze di pino d’Aleppo ed anche le più stabili sono: le A4 e A5 (Chalkidiki, Grecia), le italiane A27 (Vico del Gargano) e A28 (Patemisco); altre come le israeliane: A6 (Shaharia) e A7 (Elkosh) hanno fornito buoni risultati solo in alcune stazioni marcatamente mediterranee Shaharia e Elkosh, assieme alla francese Gemenos (A24) sono inoltre caratterizzate da una buona forma del fusto. Il materiale di pino bruzio ha manifestato una maggiore omogeneità di comportamento rispetto a quello di pino d’Aleppo tanto che è possibile individuare una buona fonte di approvvigionamento di materiale di propagazione nelle popolazioni costiere della Turchia meridionale ubicate tra il 30° ed 36° meridiano di longitudine Est, in stazioni di quota media e medio-alta. Le provenienze turche del gruppo orientale Gamgolu, Baspinar e Kisildag (B13, B14 e B15) possono essere impiegate insieme a P. eldarica in zone del Castanetum caldo, mentre quelle più occidentali possono trovare impiego anche in zone del Lauretum più interne e di transizione tra Lauretum e Castanetum. La migliore qualità del fusto è stata riscontrata nell’ambito del gruppo delle provenienze più orientali. Il pino eldarico potrebbe essere di grande utilità negli ambienti di maggiore altitudine, con suoli calcarei o argillosi poco fertili, a clima più continentale, mentre se ne deve evitare l’uso nelle stazioni poste a quote modeste, fertili e con una elevata componente argillosa. La buona qualità individuata in parte del materiale di pino bruzio, permette di prospettarne l’impiego anche in programmi di arboricoltura da legno. Vengono fornite, infine, indicazioni di massima per la tutela di risorse genetiche autoctone.

 

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© ISS-Arezzo - Aggiornamento 01.03.01