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Biodiversità e foreste |
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La diversità biologica in un bosco rappresenta l'insieme di vita presente in un'area ed include:
La protezione della biodiversità è sancita da numerose leggi nazionali e sovranazionali che vincolano a mantenere la diversità di habitat (indispensabile per garantire le condizioni ecologiche di vita ottimali per una grande varietà di specie), la diversità di specie e genetica (che assicura una "riserva ecologica" per eventi incerti del futuro, come i cambiamenti climatici o i cambiamenti nei valori sociali ed economici) e a salvaguardare in genere le specie per un eventuale futuro impiego ancora da individuare. Per esempio, solo pochi anni fa si è scoperto che una sostanza contenuta in una specie arborea sporadica nei nostri boschi, il tasso (Taxus baccata) ha proprietà anti-cancerogene. La gestione forestale si trova oggi di fronte in maniera molto evidente il problema della conservazione della biodiversità, poiché molti studi hanno evidenziato come attività forestali troppo schematiche che si ripetono in maniera analoga su grandi superfici hanno (soprattutto nei secoli passati) diminuito la biodiversità complessiva dei boschi, sia a livello di specie, che a livello genetico e di habitat. Così, ad esempio, la variabilità genetica naturale di alcune specie forestali si è ridotta in maniera drammatica oppure in certi boschi sono scomparse specie sporadiche, ma importanti dal punto di vista ecologico. Il problema va affrontato a due livelli: il paesaggio (inteso come bacino forestale o insieme di bacini simili e collegati e un ordine di superficie fra 5.000 e 50.000 ettari) e il popolamento forestale (porzione di paesaggio soggetta potenzialmente ad un intervento selvicolturale secondo gli stessi criteri di superficie da pochi ettari o meno a qualche decina). Un primo passo importante per l'analisi della biodiversità forestale a livello di paesaggio è individuare i tipi di bosco presenti (tipologia forestale): in alcune regioni del nostro paese sono state realizzati dei "cataloghi" dei tipi di bosco presenti. A livello di paesaggio la gestione forestale deve puntare a mantenere la biodiversità attraverso la conservazione di popolazioni vitali di piante ed animali nelle situazioni in cui esse sono presenti naturalmente, la protezione di porzioni di bosco in maniera integrale per mantenere in piccoli tratti di territorio processi ecologici indisturbati, la programmazione di interventi mirati alla conservazione di particolari specie (particolarmente quelle che subiscono negativamente gli interventi selvicolturali). Così nel paesaggio deve essere garantita la presenza dei diversi tipi di habitat, diversi stadi di sviluppo del bosco (dalle fasi giovani a quelle invecchiate) e la protezione delle zone umide in prossimità dei corpi idrici che sono importanti aree di rifugio per la fauna. A livello di popolamento una serie di interventi mirati può essere utile per la salvaguardia della biodiversità: la conservazione di piante arboree con cavità (per la fauna), alberi invecchiati (aumentano il numero di specie presenti), presenza di necromassa legnosa in diversi stadi di decomposizione, presenza di erbe ed arbusti del sottobosco (anche fonti alimentari importanti, per uomo e per fauna selvatica), presenza ed arricchimento delle specie forestali sporadiche e native, favorire variabilità nella struttura verticale (transizione erbe-arbusti-chiome degli alberi) e quella orizzontale (alternanza di aree a diversa densità, incluse le radure), curare particolari biotopi come zone umide, rocce, sentieri o linee di esbosco, che diventano elementi di eterogeneità a maggiore ricchezza specifica in boschi omogenei. |
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© - Istituto Sperimentale per la Selvicoltura - AREZZO Aggiornamento 2001 |