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Selvicoltura

Ci viene spesso detto che gli alberi possono crescere anche senza di noi (selvicoltori)! Certamente, crescono! Anche le patate crescono da sole e anche i cavoli! E tuttavia nessuno si sognerebbe di mettere seriamente in discussione la collaborazione produttiva fra le forze della natura e il contadino o il giardiniere. In principio non è diverso per la selvicoltura. Quali piante crescono, che le piante crescono e come lo fanno, sono tutte cose che richiedono lavoro e partecipazione attiva. J. Koestler (1967)

La selvicoltura parte dalla constatazione che i boschi sono ecosistemi molto complessi nei quali l'interazione di clima e suolo con tutti gli organismi viventi, non solo gli alberi, deve essere presa in considerazione. L'azione selvicolturale deriva dall'analisi delle condizioni individuali del popolamento. Si è spesso detto che questo atteggiamento "terapeutico" nel senso proprio del termine originario greco ricorda simili comportamenti nella professione del medico, con la differenza che il selvicoltore lavora per cercare di prevenire situazioni indesiderate, quindi anche su popolamenti sani, caratteristica, questa, più propria della medicina cinese piuttosto che di quella europea tradizionale.

In questa analisi, condotta sulla base delle conoscenze nelle discipline delle scienze naturali, forestali, economiche, ma anche storiche e nelle scelte che poi vengono compiute, è possibile favorire una determinata specie, agire sulla forma del fusto e delle chiome (in via indiretta), aumentare la capacità di resistere a fattori di disturbo (vento, neve ecc.) e, in maniera moderata, anche favorire un moderato incremento della crescita. Uno dei principi più antichi e importanti di questo processo è quello della continuità (perpetuità) intesa in senso biologico-ecologico (garantire condizioni ottimali dell'ecosistema nel tempo) e provvigionale (garantire che il capitale legnoso - secondo soglie minime o massime da fissare caso a caso - sia  sempre presente nel tempo e nello spazio). Anche il termine più recente di "sostenibilità" dell'ecosistema forestale non modifica la questione: sono ecosistemi sostenibili quelli in cui si realizza una sovrapposizione fra ciò che è ecologicamente possibile e ciò che è correntemente desiderato dall'attuale generazione.

da Bornmann et al. 1994

Il grado di sovrapposizione è dinamico, poiché cambia da luogo a luogo, cambia la capacità ecologica e i valori della società. Il legno rimane un obiettivo importante della produzione forestale, ma è evidente che la selvicoltura non si esaurisce in questo. Il bosco serve per la produzione di acqua, ma anche per la protezione dall'erosione e par la regimazione delle acque, protegge dal vento, è importante a fini turistici e per la produzione di prodotti diversi dal legno. Così un selvicoltore attento a queste diverse funzioni contribuisce allo sviluppo di attività produttive e culturali in tanti settori diversi.

La selvicoltura italiana si trova fortemente condizionata dalle difficili condizioni ecologiche dell'area mediterranea (clima caldo e arido, suoli superficiali) e dalle vicissitudini storiche che hanno subito i boschi (tagli, incendi e pascolo ripetuti). Le foreste primigenie non esistono più e prevalgono formazioni boschive secondarie che devono essere migliorate. Le ricerche dell’istituto sono rivolte in particolare allo studio dei trattamenti più idonei per i boschi più degradati e per quelli di cui si conosce poco dei parametri relativi all’accrescimento.

Gli studi sono condotti in apposite aree sperimentali e l’osservazione delle variazioni nel tempo dei diversi parametri viene impiegata per la realizzazione di modelli di crescita del popolamento, che vengono presi come riferimento per la gestione di boschi confrontabili. Si utilizzano aree permanenti quando l’obiettivo è quello di seguire per tempi medio-lunghi lo sviluppo di uno stesso bosco per la definizione di criteri di trattamento selvicolturale; aree temporanee sono invece scelte quando si vuole conoscere per campionamento la condizione reale di un bosco.

Complementari a queste indagini, che riguardano tutte le piante dell’area oggetto di studio, sono le analisi su singole piante, generalmente scelte fra quelle caratteristiche di un determinato strato del popolamento (ad es., le piante più alte). Questa analisi è detta auxometrica ed ha per oggetto l’accrescimento delle singole piante arboree valutato sulle sezioni radiali di un albero o longitudinali o su frazioni di esse (cosiddette “carote” di legno), tramite la misura degli incrementi legnosi con uno strumento di lettura apposito.

 

Pubblicazioni su indagini strutturali:

Indagini strutturali sui pioppeti di tremolo in Sila

 

Sulla struttura della pineta di pino domestico di Alberese

 

I giganti della Sila

 

Indagini ecologiche, biologico-strutturali e tecnologiche su Pinus leucodermis Ant. della Catena Costiera calabra

Alcune pubblicazioni sul tema del trattamento selvicolturale:

Selvicoltura delle foreste artificiali

 

Esperienze sul trattamento delle abetine delle foreste casentinesi

 

L'abete (Abies alba Mill.) in Calabria: possibilità e limiti di diffusione e ridiffusione

 

Le fustaie da legno di castagno del Monte Amiata

 

Selvicoltura nelle faggete irregolari: un caso di studio

 

Prova di diradamento e indagine auxometrica in un popolamento di neoformazione a prevalenza di Fraxinus excelsior L.

 

Sugli sfollamenti nelle pinete di pino marittimo

 

Ricerche sulle pinete di pino nero

Pubblicazioni sull'auxometria:

 

L'analisi auxometrica in selvicoltura: il metodo di analisi del fusto

 

   

 

   
 

 © - Istituto Sperimentale per la Selvicoltura - AREZZO

Aggiornamento 2001